Edizione 2023

La cura dei luoghi è un tema che si presta a una moltitudine di punti di vista, il nostro riguarda il rapporto fra luogo e progetto architettonico.

Parafrasando il titolo del noto film di Sergio Leone “Il buono il brutto e il cattivo”, a cui si aggiunge in primis “Il bello” come prima categoria di giudizio, quella più immediata e istintiva, si intende porre una riflessione sul ruolo dell’Architettura nella formazione o trasformazione dei luoghi e, specificatamente, nella costruzione o ricostruzione della città; disciplina, quella architettonica, spesso assente, quasi mai risolutiva se non per frammenti.

Tale assenza rappresenta un difetto nelle decisioni operative che diventano, in tal modo, esclusivamente di natura politica, economica, spesso di propaganda, al più di natura tecnica; venendo a mancare un aspetto fondamentale legato alla percezione di accoglienza generata dai luoghi, il loro valore etico-estetico, la ricerca del senso di comunità in cui l’ego si stempera nella generosità e nella condivisione delle proprie aspettative con le aspettative degli altri.

D’altro canto l’assenza di architettura nella costruzione della città impoverisce i suoi stessi valori per alternative effimere, ingannevoli motivazioni ecologiche, tendenze alla moda che generano spesso costruzioni fuori scala e certamente fuori luogo, egocentriche; che favoriscono, da una parte il diffondersi di una cultura di consumo e dall’altra una diffusa diffidenza verso la stessa professione dell’architetto.

Per questo la costruzione della città e più in generale la cura dei luoghi si rende urgente con l’ascolto dei suoi caratteri; considerando il carattere come un elemento permanente o in lenta trasformazione, che segna in modo univoco il luogo per la sua posizione geografica, climatica, vegetazionale oltreché per la sua memoria storica: città di mare, di fiume, di pianura o d’altura; dagli orizzonti ampi o racchiusi; attraversate da venti di brezza o impetuosi; fondate su distese assolate o umide; distinte per materiali, colori, suoni, essenze.

L’idea di Architettura che ne deriva è improntata al rispetto del carattere dei luoghi, in cui tradizione e innovazione si incontrano con naturalezza per dare corso al divenire della storia; in cui forma, materiali, tecniche costruttive hanno ragione di essere nel rapporto con gli stessi luoghi. Con tali presupposti, che rappresentano il nutrimento dell’Architettura, anche gli aspetti legati al linguaggio architettonico passano in second’ordine, poiché ogni espressione linguistica può essere interessante se autentica e correttamente interpretata.

L’argomento, sommariamente introdotto, verrà trattato nei tre laboratori previsti dal Seminario:

- I luoghi della città storica
- I nuovi spazi pubblici
- Il verde urbano

Il Seminario comprenderà sessioni con brevi relazioni programmate, comunicazioni e conversazioni interdisciplinari alternate ai laboratori all'interno dei quali gli iscritti potranno presentare i loro lavori e confrontarsi sui diversi aspetti dei temi progettuali proposti. Le opere presentate dai partecipanti al Premio SACU–Camerino 2023 saranno raccolte in catalogo.

Nella giornata conclusiva saranno assegnati i Premi e consegnati gli attestati di partecipazione. Una monografia del seminario sarà pubblicata sulla collana “Architettura e Città”, Di Baio Editore.

La partecipazione al Seminario dei professionisti iscritti all'Ordine degli Architetti, Pianificatori, Paesaggisti e Conservatori consentirà l'acquisizione di 20 Crediti Formativi di cui al DPR 137/2012.

A breve con i dettagli

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